Leggenda del Lago di Sasso, dove il diavolo ci mise lo zampino


Il Lago di Sasso è un affascinante specchio d’acqua che sorge a 1990 metri di quota ai piedi del Pizzo Tre Signori, in Alta Val Biandino, nel cuore delle Orobie. Prende il nome da un grosso masso che sorge fra le sue acque, e che secondo la leggenda, sarebbe in realtà di un pastore tramutato in sasso dal demonio.
Il pastore si chiamava “Ransciga”. Era un solitario. Amava starsene in montagna con le sue capre, senza essere disturbato da nessuno. Mentre si trovava sul Pizzo Tre Signori con il suo gregge, gli capitava di non vedere anima viva per intere settimane.
Un giorno, però, un’altra creatura catturò la sua attenzione. Si trattava di un enorme uccello nero, che volava in cerchio proprio sopra la cima del Pizzo, senza nemmeno muovere le ali. Ransciga, che conosceva bene quelle montagne e gli animali che le abitavano, rimase a bocca aperta.
Mentre lo osservava, l’uccellaccio parve notarlo. Arrestò il volo e si diresse in picchiata verso il pastore, che per un pelo non venne ghermito. Si rifugiò prima dietro un masso e poi nel suo “casotto”, da cui uscì poco dopo armato di fucile. Attese il ritorno del volatile e gli sparò senza esitazione.
L’uccello, fu colpito al petto. Emise un urlo terribile, quasi umano, si infiammò, e la palla di fuoco si schiantò nella piana del torrente Troggia con un frastuono tremendo. Si levò una nebbia giallastra e un odor di zolfo invase l’intera Valle.
Il pastore, incredulo, scese a controllare. Il fumo proveniva da un’enorme buca a cui Ransciga si affacciò. Dal fondo uscì una voce d’oltretomba che disse: “Io torno all’inferno, ma tu resterai per sempre dove ti trovi adesso”.
“Il diavolo”. Questo pensiero fu l’ultimo a passare nella mente del povero pastore, che un secondo dopo fu trasformato in pietra. La buca, col tempo, si riempì d’acqua formando il lago, dal quale ancor oggi emerge il grande masso che un tempo fu Rasciga. Nella valle, da allora, regnò la pace.
Qualcuno dice che il fragore e la buca provocati dalla caduta della palla di fuoco furono in realtà causati da una grossa frana scesa dal versante sinistro dell’alta val Biandino secoli addietro. La frana avrebbe sbarrato il corso del torrente Troggia creando il lago.
Fonte: montagna.tv

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Per gustare questa pace e questo silenzio dobbiamo salire fino ai 1992 metri del lago. L’itinerario più consueto parte dal rifugio Madonna della Neve di Val Biandino (m. 1595), che si raggiunge da Introbio, in Valsassina, ma ne esiste uno, più lungo ma di grande suggestione panoramica, che parte dalla Val Gerola. Percorsa, da Gerola Alta, la strada per Castello e Laveggiolo, portiamoci fino al parcheggio di Laveggiolo (m. 1471), e qui lasciamo l’automobile. Dirigiamoci, poi, verso il rifugio di Trona Soliva, segnalato da diversi cartelli: attraversata (seguendo una pista carrozzabile o un più breve sentiero) la bassa val Vedrano, dobbiamo lasciare, seguendo un cartello, la pista sterrata per imboccare un sentierino che sale per un tratto ripido, prima di iniziare, con qualche saliscendi, la traversata del fianco alto della valle della Pietra, fino ai 1907 metri del rifugio (che possiamo raggiungere anche salendo direttamente da Gerola per la valle della Pietra, ma questo renderebbe assai più faticosa l’escursione).
Proseguiamo verso la bocchetta di Trona (in direzione sud-sud-ovest, seguendo il sentiero che, salendo gradualmente, aggira un dosso e ci porta ai piedi di un largo vallone, che culmina alla sella della bocchetta, posta a 2092 metri). Il sentiero ci permette di ammirare un ottimo panorama sulla valle di Pescegallo e sui pizzi di Trona e dei Tre Signori, a destra della diga di Trona. Il pizzo di Trona, in particolare, appare imponente e massiccio, mentre più defilato rimane, alla sua destra, il pizzo dei Tre Signori, che pure è più famoso e più alto. Raggiunta la bocchetta, a 2092 metri, soffermiamoci ad ammirare il panorama sul versante retico, dove si distinguono, da sinistra, il pizzo Cengalo, i pizzi Gemelli, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, le cime di Castello e Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone ed il monte Disgrazia, che si distingue per la mole imponente.
Oltre la bocchetta, siamo in alta val Varrone, dominata dal pizzo omonimo. Quella che in realtà è la vetta del pizzo sembra una cima secondaria di fronte all’inconfondibile dente. Seguendo le indicazioni per il rifugio S. Rita, scendiamo per un tratto verso sinistra, per poi proseguire, sempre verso sud-est, con una lunga traversata, a quota 2020-2040, fino alla bocchetta della Cazza, dove si trova, a 2000 metri, il rifugio S. Rita. Vale la pena di ricordare che il tratto dalla bocchetta di Trona al rifugio ha un rilevante interesse storico, poiché appartiene all’antichissima Via del Bitto che collegava la Valtellina al lecchese.
Poco prima di raggiungere il rifugio, troviamo una deviazione, segnalata da cartelli, che ci fa imboccare un sentiero che taglia il fianco montuoso e scende gradualmente al Baitello del Lago (m. 1844). Seguendo le segnalazioni saliamo poi verso il ripiano terminale della val Biandino, dominato, in alto, dal Pizzo dei Tre Signori. Passiamo poi a valle del fianco montuoso che, alla nostra sinistra, mostra un imponente movimento franoso, di cui ora conosciamo l’origine. Alla fine appare, bellissima, la meta, che dal sentiero abbiamo solo intravisto per un breve tratto, e che ora invece si mostra in tutta la sua bellezza: il lago di Sasso (m. 1922).
Lo spettacolo che si offre al nostro sguardo ripaga ampiamente le oltre tre ore e mezza di cammino necessarie per giungere fin qui, superando poco più di 700 metri di dislivello in salita. Una nota di tristezza vela però questa pura gioia per gli occhi: il destino del laghetto, anche se in tempi che superano di gran lunga quelli in cui si misura l’esistenza dell’uomo, è segnato, in quanto i depositi alluvionali che vi si raccolgono finiranno per interrarlo. Quando ciò accadrà, forse anche allo sventurato Ransciga sarà concesso di uscire dalla sua prigione di pietra. Nel frattempo possiamo trovare il racconto che della sua leggenda ha fatto Giulio Selva nel volume “Il pizzo dei Tre Signori”, di Angelo Sala (ed. Bellavite, 2002).
Fonte: waltellina.com | Autore: M. Dei Cas

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