Il Rifugio Casina di Piana è situato a quota 1883 m. all’imbocco della Val Piana, in Val Grosina occidentale, immersa nelle Alpi Retiche occidentali in direzione della Val Poschiavo.
DETTAGLI ITINERARIO
E – Itinerario escursionistico
Gruppo Montuoso: Alpi Retiche Occidentali (Svizzera)
Valle: Val Grosina
Località di partenza: Val Grosina
Quota di partenza: 1500 m | Dislivello: 380 m | Tempo di percorrenza: 1 ora
Periodo di Apertura: da giugno ad agosto; nelle altre stagioni è aperto un locale.
Posti letto: 12 posti
Gestione: Comune di Grosotto
Tel. +39 0342 887107
L’Alpe di Piana, prima laterale meridionale della Val di Dosa, è l’alpeggio più importante nel comune di Grosotto. In estate è presidiata dal Rifugio Casina di Piana, struttura di proprietà comunale. In autunno e nelle altre stagioni funge da ricovero d’emergenza o da punto di appoggio per traversate.
In corrispondenza vi arriva una carrareccia; si può salire in fuoristrada, ma è consigliabile camminare. Inoltre, sono circa due ore di cammino, durante le quali si gustano scenari e panorami che ripagano la fatica. Oppure si può godere una pedalata in mountain-bike lungo un percorso impegnativo, con tratti pianeggianti e strappi severi.
Vediamo come effettuare la salita a piedi nel territorio del comune di Grosotto. Lasciamo, con l’automobile, la ss. 38 allo svincolo per Grosio e Grosotto (sulla destra, per chi da Tirano sale verso Bormio). Percorso il rettilineo che porta in prossimità della centrale di Grosio, prendiamo a sinistra, in direzione di Grosotto (m. 618), ed oltrepassiamo il celebre santuario della Beata Vergine delle Grazie, raggiungendo la chiesa parrocchiale di S. Eusebio.
Inoltre, qui pieghiamo a destra, salendo alla parte alta del paese, dove parte la strada che, tagliando il fianco occidentale della bassa Val Grosina, si addentra nel suo ramo occidentale (indicazioni per S. Sebastiano). Salendo per questa strada, dopo pochi tornanti passiamo a sinistra della bella chiesa di S. Sebastiano (San Bastian, m. 764), già citata dal vescovo di Como Feliciano Ninguarda nella sua relazione sulla visita pastorale del 1589 in terra di Valtellina.
Una breve sosta ci consente di visitare l’ossario che si trova sulla parte posteriore della chiesa. Leggiamo, sulla sua facciata, “Jacemus hic peste conflitti”, cioè “Giaciamo qui abbattuti dalla peste”, con riferimento alla terribile epidemia che, scatenata dal passaggio dei Lanzichenecchi nel contesto della Guerra dei Trent’Anni, fra il 1630 ed il 1632 ridusse a meno della metà la popolazione di Valtellina e Valchiavenna. Inoltre, è possibile pianificare una sosta o una breve escursione verso località limitrofe, come punto di partenza per ulteriori itinerari.
Proseguendo, lasciamo sulla sinistra la deviazione per i maggenghi di Piaz e Fop. Poco oltre Vedeggio, a circa 1000 metri di quota, raggiungiamo la soglia occidentale della Val Grosina. La strada passa dall’andamento nord a quello nord-ovest; superato il solco delle valli minori de Marmolòos e de Artegna, arriva allo slargo dove conviene lasciare l’automobile, a circa 1180 metri.
Da qui in poi, la carreggiata si restringe sensibilmente e gli slarghi sono rari, rendendo difficili eventuali incroci con altri autoveicoli. Dopo il primo di questi strappi, raggiungiamo a piedi gli splendidi prati sui quali riposano le baite del maggengo di Supiani (I Supièni, m. 1222), sorvegliate dalla chiesetta di S. Maria di Lourdes, edificata nel 1896. Prati splendidi per la pace dei luoghi ed il suggestivo panorama sul solco principale della Val Grosina, che mostra il grande sbarramento artificiale e, sul fondo, il Sasso Maurino. In prossimità, Rifugio Casina di Piana è una meta accessibile per una sosta e una vista panoramica.
Chi fosse salito fin qui in mountain-bike da Grosotto, calcoli che ha percorso circa 12 km. La strada inverte qui il suo andamento. Per un tratto è caratterizzata da alcuni saliscendi e punta a sud, superando Resteles (m. 1200) e raggiungendo i prati di Menarolo (Menaròl, m. 1270).
In questa sezione la via prosegue con tornanti. Qui piega di nuovo a destra e propone alcuni tornanti in direzione ovest, prima di riprendere l’andamento nord, raggiungendo i prati delle località Arèc (m. 1475) e Val Deserta (m. 1490, a 14,7 km da Grosotto). Inoltre, il Rifugio Casina di Piana si presenta come punto di riferimento per i visitatori della zona.
Qui termina il fondo asfaltato, e la carrozzabile alterna tratti sterrati a tratti in cemento. Procediamo in parte nella fresca ombra di splendide abetaie, in parte nel luminoso scenario di prati e baite ben curate. Questi alpeggi non mancano, nei finesettimana, della presenza discreta dei Grosottini che salgono fin qui per disintossicare mente e corpo, ed offrono un ottimo colpo d’occhio sul fianco orientale della Val Grosina: si distinguono, da sinistra, il Sasso Maurino (m. 3062), l’affilata Cima Rossa (m. 3095) ed il monte Storile (m. 2471).
Segue uno strappo severo ed una svolta a sinistra, prima che la pista conduca al ponticello in legno sulla Val Mozzana. La pista porta all’alpeggio delle Carette e, a sinistra, una pista minore viene raggiunta. Un cartello indica il Sentiero Italia, confermato da ulteriori segnavia. Dall’alpe Salina dista due ore di cammino e vi è il bivacco omonimo Salina. Un secondo cartello indica la meta, l’alpe Piana, a 35 minuti.
La pista comincia a piegare a sinistra, tagliando il fianco orientale della Valle di Piana. A monte e a valle sorgono larici con rododendri e mirtilli, poi il bosco si dirada. Dopo una breve discesa scavalchiamo il Rio di Valle Piana su un ponte in legno. Siamo alle due baite del rifugio, a 1883 metri di quota. Se siamo saliti da Grosotto in mountain bike, il dislivello sale a 1270 metri.
In questo punto siamo in cammino da un paio d’ore. Il dislivello accumulato resta circa 700 metri, o 1270 se si arriva da Grosotto in mountain bike. Infine raggiungiamo il Rifugio Casina di Piana, situato a 1883 metri.
La prima, sempre aperta, funge da ricovero d’emergenza, con un caminetto, un tavolo e due panche. La seconda ospita dodici posti letto in brandine. Una serie di cartelli ci informa che questo è un crocevia, dove il Sentiero Italia, che procede tagliando il fianco meridionale della Val Grosina Occidentale, si incontra con quello che si addentra nella valle. Il primo (contrassegnato con il numero 201) porta all’alpe Guinzana in un’ora e 35 minuti, al Grasso di Pedruna in 2 ore e 5 minuti ed, infine, a Malghera (dove si trova il rifugio omonimo) in 2 ore e 50 minuti; il secondo, contrassegnato dal numero 249, porta, in direzione dell’interno della valle, a Piatteda, in 50 minuti, ed al passo di Valuia in 2 ore e 30 minuti, mentre percorso nella direzione opposta (nella quale coincide, per un tratto, con il Sentiero Italia) conduce a Presacce (Presàsci, sul fondovalle della media Val Grosina Occidentale) in un’ora.
Vediamo, per completezza, come si può raggiungere il Rifugio Casina di Piana sfruttando la carrozzabile della Val Grosina Occidentale. Partendo da Grosio, si imbocca la strada per la Val Grosina, oltrepassando Ravoledo e S. Giacomo. Inoltre, Raggiungendo Susino (m. 1203), si lascia la strada principale e si devia a sinistra.
Si scende allo sbarramento artificiale sul torrente Roasco e si passa sul fianco settentrionale della Val Grosina Occidentale. Una stradina asfaltata inizia una lunga traversata che termina a Malghera. Superata la località Dossa, prima della frana, troviamo un piccolo parcheggio. Qui possiamo lasciare l’automobile e scendere sulla sinistra, al ponte che attraversa il Roasco occidentale. Saliamo sul versante opposto alle baite di Presacce (m. 1433), seguendo il tratturo sulla sinistra.
Questo porta alle baite di quota 1486, poi entrando nel bosco risaliamo il fianco occidentale della Valle di Piana, congiungendoci con il Sentiero Italia e conducendo al rifugio. In questo caso il dislivello da affrontare è minore (m. 460), ed il tempo di percorrenza scende a circa un’ora e 20 minuti di cammino; si tenga presente che questo itinerario ha un valore panoramico nettamente inferiore rispetto al primo proposto.
All’alpe Piana possiamo riposare. Rievociamo una leggenda legata a questi luoghi: il drago dell’Alpe Piana. Un tempo quest’alpe era ricca di armenti e pastori. La sua prosperità fu compromessa dall’apparizione improvvisa di un dragone. Aveva tre teste e sputava fiamme. Venne, non si sa da dove. I pastori fuggirono, terrorizzati. Lasciarono che facesse a pezzi le mandrie. L’alpe divenne un luogo deserto, nel quale nessuno osava più avventurarsi.
Poi gli abitanti di Grosso e Grosotto tennero consiglio, vincendo la fiera rivalità che li divideva. Non riuscirono a accordarsi. Poi, finalmente, si raccolsero, a fatica, le risorse per pagare un esercito contro il drago. Fra la schiera di armati scoppiarono liti e risse, ed i valorosi guerrieri si dispersero portando via il compenso. Venne da un luogo ignoto un giovane biondo, bello, forte e coraggioso. Conobbe il flagello dell’alpe Piana e si offrì di sconfiggere il mostro. Anche a lui Grosini e Grosottini versarono oro e gioielli; credettero che avrebbe compiuto l’impresa. Invece sparì pure lui, e con lui oro e gioielli. La gente cominciò a sospettare della faccenda. Don Lucio propose di non pagare più alcun cialtrone, ma di ingrassare un toro possente per scagliarlo contro il drago. Così fu: il toro, enorme, fu portato all’imbocco della valle per sconfiggere l’essere mostruoso. Ma il toro parlò: Io sono una bestia come te, e mi mandano a morire. Non uccidermi, ma rivolgiti a quelli che si sono arricchiti. La storia finì così: il toro tornò illeso, il drago sparì all’improvviso e senza lasciar tracce. A quel tempo rimase solo il ricordo tramandato dai pastori che ripopolarono l’alpe. Inoltre, questo racconto richiama il Rifugio Casina di Piana.