La Leggenda del Monte Disgrazia


Lo chiamavano Pizzo Bello perché pascoli lussureggianti lo coprivano in perpetuo. I pastori non si stancavano mai di guardare la bella montagna e di ammirarla.
Un giorno un mendicante stanco ed affamato chiese loro un po’ d’ospitalità ma essi lo cacciarono: intenti a rimirare lo splendore del monte non avevano altri occhi che per lui. Quel mendicante alzò allora una mano, una mano terribile, e maledisse la montagna tanto più cara al loro cuore che l’amore di Dio: le fiamme l’avvolsero bruciandola fino alla vetta e il grande bagliore accecò i pastori.
Da allora è chiamato Disgrazia e le sue rocce sono rosse e l’erba più non vi cresce; i pastori però hanno dato l’antico nome ad una cima più modesta per consolarsene e per potere venerare di più la gloria del Signore.

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DISLIVELLO:
600 m fino al rifugio;
1100 m dal rifugio alla cima.
DURATA:
2 ore fino al rifugio;
4/4,30 ore dal rifugio alla cima;
2,30/3,30 ore la discesa fino al rifugio.
DIFFICOLTA’: PD/PD+

ANDATA
Dal parcheggio al termine della strada (1950 m circa), nei pressi dell’Alpe Preda Rossa, si prende (cartelli indicatori per il Rifugio Ponti) il largo tracciato che in pochi minuti porta allo splendido piano acquitrinoso di Preda Rossa (1955 m), cui fa da sfondo la bella mole del Monte Disgrazia. Si attraversa tutto il piano tenendosi sulla sua destra orografica e sfruttando alcune passerelle in legno. Quindi si raggiunge il pianoro superiore e, pressoché al suo inizio, si inizia a salire a sinistra con alcuni tornanti fino a raggiungere una sorta di grande terrazzo morenico lungo il quale, con un lungo traverso in direzione Nord-Nord-Est, si raggiunge il Rifugio Ponti (ore 2 dal parcheggio di Preda Rossa; lungo il percorso si trovano segnavia bianco-rossi).

Dal Rifugio Ponti si segue un sentiero che, praticamente in piano e verso Ovest, raggiunge il filo della morena laterale destra del Ghiacciaio di Preda Rossa (lungo il sentiero ci sono molti segnavia bianchi e bianco-rossi, facilmente individuabili anche alla luce della pila frontale). Si segue il filo della morena (in alcuni tratti un po’ esposto a destra), percorso da un buon sentierino. Al termine della morena (ometto) si piega a sinistra e si risale una zona di massi (qualche ometto) puntando alla base della verticale fascia di rocce che delimita il lato destro orografico del ghiacciaio. Proseguendo ora lungo il ghiacciaio, se ne affronta il tratto più ripido tenendosi piuttosto a sinistra, verso la fascia di rocce, per evitare gli eventuali insidiosi crepacci che caratterizzano questo tratto. Quando la pendenza diminuisce, si arriva a una sorta di ripiano sotto l’ampia Sella di Monte Pioda (3387 m). Se le condizioni di innevamento lo permettono, non è necessario raggiungere la sella: è più conveniente spostarsi verso destra e risalire un evidente ripido canalino (40°) che porta sulla cresta O.N.O. del Monte Disgrazia a monte di una torre di roccia un po’ rotta (ore 2,30 dal Rifugio Ponti). Se invece si raggiunge la sella, la torre va aggirata sul versante di Preda Rossa.

Una volta raggiunta la cresta, se ne percorre il filo che alterna tratti di roccia e tratti di neve a volte ripidi (quasi subito se ne affronta uno inclinato a 40° che in caso di ghiaccio può opporre qualche difficoltà) e a volte aerei ed esposti (attenzione alle eventuali cornici). Le rocce sono di un buon serpentino rossastro e incise dai segni delle punte dei ramponi; i passaggi sono brevi e non superano il II grado. Il percorso è evidente e intuitivo. Infine, superato un masso di 5 metri inciso da tacche artificiali (II/II+; è il cosiddetto Cavallo di bronzo), si affronta l’ultimo breve tratto di cresta affilata che conduce sull’esile cima dove si trova un segnale trigonometrico dell’IGM (ore 1,30/2 dall’inizio della cresta).

RITORNO
Si effettua lungo il medesimo itinerario in ore 2,30/3,30 fino al rifugio a seconda delle condizioni; in ore 1,30 dal rifugio al parcheggio di Preda Rossa.



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